Borsellino, la Mafia e il “senso del dovere”

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Era il Luglio del ’92, chi vi scrive aveva appena finito gli esami di terza media e si godeva una Estate spensierata con tanti sogni per la testa.

In quegli anni si parlava tanto di Mafia! Finalmente, tutti avevamo la consapevolezza del fenomeno e, dopo la strage del 23 maggio, lo sdegno era notevole e comune.

Nei Nebrodi, dove abitavo, un paio di bombe, qualche sparatoria e incendi ai negozi erano all’ordine del giorno e, la sicurezza di ognuno, ormai, sembrava minata da chi non faceva più la guerra “per affari propri” ma, stavolta, la “faceva contro tutti”.

Il pomeriggio del 19 luglio 1992 è uno di quei giorni che non ti puoi scordare per tutta la vita: ero con un amico nel cortile di casa e, all’improvviso, sentimmo tutte le TV all’unisono parlare di qualcosa di tragico in un clima ovattato e surreale.

Scappammo subito per capire cosa era successo…

Appena entrai in casa, anche io, come tutto il resto dell’Italia, vedevo quelle scene di guerra (e non da paese civile) di una Via D’Amelio devastata da un attentato indecente verso chi, consapevole dei rischi che stava correndo, continuava una lotta a favore di tutti.

Sotto le macerie, non c’erano eroi (come spesso vengono definiti cercando di creare un’aurea di santità) ma c’era solo gente che non aveva fatto altro che il proprio DOVERE ….

Questo è il valore della morte di Borsellino e l’insegnamento che più ci ha lasciato: il valore e l’importanza del DOVERE !!!

La Mafia è come un peccato, si annida tra le nostre miserie e, laddove si abbassa la guardia della moralità, si diventa prossimi al compromesso con chi ha l’arte del corrompere con quella “mela primordiale” ricca di veleno e di falsa felicità!

Paolo Borsellino e la sua scorta sono morti con la consapevolezza del rischio, ma con la voglia di non scendere a compromessi con nessuno, tanto meno, con chi si opponeva al normale proseguo della vita di uno Stato e della libertà del suo popolo.

Quindi, se vogliamo rendere veramente omaggio a Paolo Borsellino e agli altri morti di Mafia, dobbiamo solo fare quello che ci ha suggerito in vita e reiterare quel senso di dovere, quella moralità, che trova comunque una santa pace:

“Sono morti tutti per noi …. per gli ingiusti. Abbiamo un grande debito verso di loro e dobbiamo pagarlo gioiosamente, continuando la loro opera. Facendo il nostro dovere rispettando le leggi, anche quelle che ci impongono sacrifici, rifiutando dal sistema mafioso anche i benefici che possiamo trarne, anche gli aiuti, le raccomandazioni, i posti di lavoro, collaborando con la giustizia, testimoniando i valori in cui crediamo, in cui dobbiamo credere, anche dentro le aule di giustizia” (Paolo Borsellino)

Un seme muore per dare frutto …. che questo frutto sia radicato e prolifico per la Sicilia e per un futuro sempre migliore per le prossime generazioni!