Peppino, Cento Passi e la Sicilia disgraziata!

Valentina Mignano

– Sei andato a scuola, sai contare? 
– Si so contare. 
– E sai camminare? 
– So camminare.
– E contare e camminare insieme lo sai fare? 
– Credo di si.
– Allora forza, conta e cammina … 1, 2, 3, 4 …

Così discutono Peppino e Giovanni Impastato in una notte siciliana davanti alla porta della loro casa … hanno appena finito di cenare e Luigi, il padre dei ragazzi, ha fatto al figlio maggiore la solita paternale legittimata dalla PAURA, o forse, dalla vergogna!  Sì, la “vergogna”, perché Peppino aveva scelto una strada diversa da quella della sua cerchia sanguigna che si fregiava di essere parte dell’onorata famiglia di Tano Badalamenti … tutto questo non fa per lui!

– Conta e cammina … 95, 96, 97, 98, 99 e 100 … lo sai chi ci abita qui?  U zu’ Tanu ci abita qui … cento passi ci sono da casa nostra, solo cento passi!

Peppino, invece di godere dei favori degli “amici” voleva qualcosa di diverso, aveva semplicemente un sogno: vivere libero tra liberi in un luogo civile! Quindi, si impegna con tutto se stesso, grida per le strade di Cinisi il suo sdegno, parla di “Tano Seduto” e del Sindaco corrotto e fonda Radio Aut, un megafono troppo assordante per gli imbrogli di una cittadina in provincia di Palermo che conosce solo l’ubbidienza alla Mafia!

Eppure a Mafiopoli (così chiamava Cinisi) lui c’era nato il 5 Gennaio del 1948 … bastava andarsene, bastava lasciare quel luogo! No, troppo comodo, troppo facile, troppo normale: Peppino non è affatto un ragazzo normale! Peppino ha qualcosa che gli altri ragazzi di Cinisi non hanno, neppure i suoi amici più fidati … semplicemente, Peppino non ha PAURA: parla, discute, grida, urla la sua consapevolezza di ingiustizia e di terrore ma la Mafia non perdona e chi sbaglia paga!

LA NOTTE DELLA REPUBBLICA ITALIANA (cit. Sergio Zavoli)

Il 9 maggio 1978 viene ritrovato il corpo di Aldo Moro presidente della Democrazia Cristiana condannato a morte dalle Brigate Rosse in via Caetani a Roma, esattamente all’angolo tra via delle Botteghe Oscure (dove aveva sede la segreteria nazionale del PCI) e Piazza del Gesù (dove aveva sede la segreteria nazionale della DC) … muore il cosiddetto “compromesso storico”, muore un po’ l’Italia!

E’ facile capire che la contemporanea morte (sempre il 9 maggio 1978) di uno sconosciuto siciliano trentenne della provincia di Palermo, da sempre in lotta contro la Mafia, non poteva aveva la stessa importanza, la stessa risonanza. Peppino è morto così, quasi sotto voce: sfinito di botte e poi imbottito di tritolo e buttato sulla linea ferroviaria Cinisi-Palermo. Qualcuno aveva voluto far credere che si fosse suicidato ma una serie di processi, una madre coraggiosa ed una chiara sentenza, dopo ventiquattro anni, sanciscono la condanna per omicidio.

In questo naturale moto di lotta alla Mafia ci viene da pensare, senza retorica, al corpo di Peppino in brandelli ma anche del sindacalista Placido Rizzotto, di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, di Pio La Torre, di Rocco Chinnici, di Padre Pino Puglisi e di tanti altri ancora … se li contiamo tutti si può arrivare facilmente a cento, proprio come i passi di Peppino: ogni passo una vittima, ogni passo un dolore, ogni passo una lotta per sconfigge la PAURA!

In ricordo di Peppino … buona fortuna ai Siciliani “veramente” liberi!