Sciacca: storia, natura e carnevale

Sciacca è un comune dell’agrigentino con una popolazione di oltre 40mila abitanti. E’ una città eclettica con una notevole flotta marinara, conosciuta per le sue terme, ricca di monumenti e con uno tra i Carnevale più famosi della Sicilia.

Sciacca è posizionata come un anfiteatro sul mare del Canale di Sicilia, di fronte all’isola di Pantelleria, a metà strada tra le bellezze archeologiche di Selinunte, Eraclea Minoa, ed Agrigento.

Tante le ipotesi riguardo l’origine del nome Sciacca. Di seguito le teorie ritenute più plausibili:

  • il vocabolo Sciacca deriverebbe dall’arabo e significa “separare” così chiamata perché, sin dall’inizio del dominio musulmano, segnò il confine che separava i due distretti, da un lato l’araba Marsala e dall’altro la berbera Girgenti.
  • Secondo altri, Sciacca deriva dall’arabo Xacca che vorrebbe dire Mercurio che poi, in latino, si scrisse Sacca.
  • Ultimamente, molti studiosi ritengono che il suo nome derivi sempre dall’arabo e significa “Bagno” riferendosi alle terme di cui la città è provvista.

Sciacca conserva molte opere d’interesse artistico. Cominciamo subito dalla sua attuale e particolare struttura urbana che deriva dall’attività architettonica degli Arabi e, successivamente, dai Normanni che hanno allargato le mura per far convivere tutte le etnie presenti nella città. Verso il XV-XVI secolo le mura, però, vennero soppiantate dai sontuosi palazzi dell’aristocrazia terriera.

Tante le chiese di interesse architettonico. Una di queste, sicuramente la più rappresentativa, è la Chiesa di Maria SS. del Soccorso chiamata anche Chiesa madre o Matrice che si trova in Piazza Don Minzoni e risale al XII secolo. Fu fondata nel 1108 da Giuditta la Normanna, figlia del conte Ruggero, al centro dell’antico quartiere Ruccera e il suo rifacimento è stato eseguito nel 1656. La chiesa ha tre ampie navate con monumentali archi in stile normanno e colonne ioniche. La facciata non è stata completata e mostra delle colonne e dei portali ad arco curve. Completano la decorazione della facciata tre sculture di Giandomenico e Antonino Gagini. Nel luglio del 1991, papa Giovanni Paolo II l’ha elevata alla dignità di basilica minore.

Pregevoli sono anche le costruzioni civili, tra cui ricordiamo Palazzo Amato nell’omonima via del XIII secolo, Palazzo S. Giacomo Tagliavia (XV secolo) con le sue facciate in stile impero sul Corso Vittorio Emanuele e con quella più ricca di fascino rivolta a levante sulla Piazza S. Fricia in stile neogotico opera dell’architetto Gravanti, Palazzo Bertolino-Tommasi dalla candida facciata neoclassica in Corso Vittorio Emanuele.

Particolare attenzione meritano i castelli di Sciacca:

  • Castello Nuovo ( o dei conti Luna ) fu eretto nel 1380. Il complesso è a pianta poligonale e sorge sulla roccia nella parte orientale. Oggi l’edificio si compone di quattro parti: la cinta muraria, la torre grande (mastio) e quella cilindrica entrambe a nord, e il Palazzo del Contea ovest. La cinta è formata da alte mura che servivano alla difesa. Della grande torre a pianta quadrangolare rimane la base, mentre la torre cilindrica che si presenta a due piani con accostati a coltello, si conserva ancora. Rimane ben poco invece del Palazzo del Conte, posizionato fra mastio e torre cilindrica e di cui ci resta solo i tetti e gli alti muri dove si possono notare dipinti dell’epoca e ammirare (tramite le sue finestre) un bel panorama di Sciacca.
  • Castello Vecchio (o dei Perollo) detto Vecchio per distinguerlo dal Castello Nuovo o dei Luna, fu eretto durante l’invasione della Sicilia da parte dei Normanni (sec. XII circa) dal conte Ruggero insieme alle prime mura che, come una morsa, chiudevano la città. Successivamente il castello passò alla casata dei Perollo, in seguito al matrimonio di Giulietta (figlia di Ruggero) con Gilberto Perollo. Il castello rimase sotto la custodia dei Perollo fino alla sua distruzione nel 1529 per mano dei partigiani di Sigismondo Luna durante il famoso Caso di Sciacca
  • Castello Incantato, si tratta di teste scavate e scalpellate nella roccia ad opera di un artista contadino, Filippo Bentivegna, vissuto tra il 1888 e il 1967. Le sue sculture sono tutte diverse e raffigurano personaggi, famosi e non, a cui dava anche un nome e che, nel suo immaginario, rappresentavano i sudditi del regno che egli aveva creato e di cui era il “Signore”; alcune sue opere sono conservate presso il Museo dell’Art Brut di Losanna.

Infine, non si può dimenticare la bellezza del Carnevale di Sciacca caratterizzato da artisti e maestri che con capacità artistiche fuori dal normale riescono a produrre, ogni anno, carri allegorici di grande bellezza contendendosi il trono, insieme ad Acireale, del Carnevale più bello della Sicilia.